Da Beccaria a Garlasco, il Trifiletti si riempie. La giustizia oltre la gogna mediatica.

Un minuto di silenzio, la platea è piena. Un minuto di unione, di empatia, di riflessione. È un grido sordo che sembra voler squarciare l’aria per dare voce a chi una voce non ce l’ha più.

«Garlasco. Garlasco dicono alcuni studiosi delle statistiche che è la parola forse più cliccata su Google e sui social.»

Sono le parole di Angelo Siracusa, avvocato penalista e consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Barcellona Pozzo di Gotto, ad aprire il convegno “Da Beccaria al caso Garlasco – L’evoluzione del principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio” tenutosi sabato 12 settembre presso il Teatro Trifiletti di Milazzo. L’iniziativa ha l’obiettivo di approfondire l’evoluzione del principio dell’oltre ragionevole dubbio, uno dei cardini dell’ambiente giuridico moderno, attraverso un confronto tra mondo accademico, magistratura e avvocatura, partendo da una riflessione di Cesare Beccaria fino all’analisi dei più controversi casi di cronaca odierna.

«Il caso Garlasco forse è quello che ha messo meno in evidenza la vittima, cioè Chiara Poggi […] ho visto la spettacolarizzazione dell’evento: due trasmissioni televisive ogni giorno, tanta gente che vive sul caso Garlasco […]Per cui, quando mi è stata prospettata l’ipotesi di poter ospitare qui al Teatro Trifiletti questa giornata, io ho detto subito di sì non per la spettacolarizzazione, ma perché mi fa piacere che si continui a parlare del caso Garlasco, ma in questo caso con dei valori tecnici, con delle persone che possono farlo in maniera concreta rispetto a quello che si sente in televisione. »

Ha poi ribadito il sindacato Giuseppe Midili, per lasciare spazio agli interventi di Mara Correnti, presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Barcellona Pozzo di Gotto, e Alessio Lo Giudice, ordinario di Filosofia del diritto e direttore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Messina.

In una vicenda così articolata che va avanti da oltre 20 anni e che ancora oggi non ha trovato un vero colpevole, la valutazione complessiva degli indizi e la trasparenza delle decisioni giudiziarie sono oggi temi di forte interesse nella cultura giuridica. Prendendo parola, Correnti ha sottolineato: «Ma è proprio questa sovrapposizione a rendere necessaria una distinzione che oggi vogliamo mettere al centro della nostra riflessione: la distinzione tra il processo e la narrazione del processo. Il processo ha le sue regole, i suoi tempi, le sue garanzie.» Concludendo ha poi citato art. 533 del Codice Penale: « La condanna è possibile soltanto quando la responsabilità dell’imputato risulta accertata al di là di ogni ragionevole dubbio.»

A seguire la presa di posizione del prof. Lo Giudice: un excursus filosofico suddiviso in tre sezioni principali. La prima focalizzata sulle radici illuministe del diritto in relazione con il testo di Cesare Beccaria “Dei delitti e delle pene” del 1764.

«Ora, tenete conto che Beccaria non esplicita il principio nei termini… Non troverete mai una esplicita definizione di questo principio […]mi verrebbe da dire, non solo i contemporanei di Beccaria, ma anche noi, soprattutto i non addetti ai lavori, siamo abituati a pensare che quando si condanna bisogna essere certi e bisogna essere supportati da una certezza granitica […]»

Il secondo e terzo spaccato sono stati articolati invece sui limiti della conoscenza e i valori etici del dubbio, due costanti nella filosofia antica, moderna e contemporanea riconducibili, inoltre, all’ambito giuridico. Riconoscere questi limiti non significa arrendersi, ma accettare che la conoscenza umana può sbagliare. Una lezione filosofica che si applica perfettamente a casi complessi come quello di Garlasco, dove la ricerca della verità non può mai trasformarsi nella fretta di trovare un colpevole a tutti i costi.

«[…] questo è un tema che riguarda anche il nostro senso comune, il nostro modo di pensare […] La certezza che si richiede (questa è la conclusione) per accertare un uomo reo, quindi per accertare la colpevolezza, è dunque quella che determina ogni uomo nella sua esperienza di vita.»  

La seconda parte del confronto è stata interamente dedicata alla presentazione del libro “Il ragionevole dubbio di Garlasco. Riflessioni su una sentenza controcorrente” di Stefano Vitelli, magistrato e un punto di riferimento nell’ambito della giurisprudenza italiana per aver pronunciato, nel 2009 in qualità di Giudice per l’Udienza Preliminare (GUP) di Vigevano, la sentenza di assoluzione in primo grado per Alberto Stasi nel delitto di Garlasco. L’intervento ha evidenziato come la decisione di assolvere Alberto Stasi abbia rappresentato un’applicazione rigorosa e coraggiosa del principio dell’«oltre ogni ragionevole dubbio», dimostrando l’importanza di non cedere alle suggestive costruzioni dell’accusa. Si è così aperto un dibattito rivolto ai giovani presenti in platea, un tentativo per rendere partecipe chi durante questi avvenimenti non era ancora nato o troppo piccolo per capire. Un’analisi completa e interattiva del caso capace di ammaliare il pubblico in sala. Vitelli ha tracciato un confine netto tra suggestione e prova penale. Inserendosi nel solco della tradizione illuminista, il magistrato ha richiamato Beccaria:

«Diceva Beccaria che la certezza della colpevolezza è più un sentimento che una definizione rigida, basata sul buon senso».  A seguito di una spiegazione riguardo l’utilità delle prove ha poi aggiunto «Questi comportamenti non sono indizi, sono abduzioni, sono sospetti legittimi da cui partire per fare le indagini. Ma se io applico la garanzia della presunzione d’innocenza, sono comportamenti del tutto spiegabili […] Perché in fondo, la misura del nostro percorso non sta nelle mete che raggiungiamo, ma nella consapevolezza con cui scegliamo ogni singolo passo.»

Queste parole lasciano una lezione fondamentale: la giustizia non può mai cedere alla fretta o alla gogna mediatica. L’esercizio del dubbio rimane l’unico pilastro in grado di salvaguardare la nostra libertà personale insegnandoci che il valore del giudicare non sta nel trovare a tutti i costi un colpevole dai condannare, ma nella capacità di ascoltare e esaminare diverse fonti.

Angelica Risi

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